Salta al contenuto principale

La presidente del consiglio Giorgia Meloni incontra il Primo Ministro dell'Etiopia Abiy Ahmed

30 Settembre 2026

Emma Gentili

Strategia, narrazione o pratica? la componente migratoria del piano mattei

Pochi giorni fa, una delegazione Lombarda si è recata in Kenya per presentare il progetto Agripact, volto a rafforzare la cooperazione e promuovere lo sviluppo sostenibile con i Paesi africani. Il Sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, ha dichiarato che il progetto rientra in uno sforzo volto a creare posti di lavoro in Kenya, offrendo un’alternativa alla migrazione.

Il progetto fa parte del più ampio Piano Mattei, che mira ad affrontare la questione migratoria attraverso la promozione dello sviluppo locale e la creazione di opportunità economiche sostenibili nei Paesi africani. Durante il discorso di apertura di Giorgia Meloni al Vertice Italia-Africa del gennaio 2024, la Presidente del Consiglio italiana ha parlato dell’attuazione di nuove forme di cooperazione allo sviluppo tra l’Africa, l’Italia e l’Europa, seguendo una logica non predatoria e adottando approcci di lungo periodo orientati al perseguimento di interessi reciproci. È in questo contesto che Meloni ha lanciato il Piano Mattei, un piano quadriennale di cooperazione con l’Africa, rinnovabile, intitolato al fondatore dell’ENI Enrico Mattei, presumibilmente assassinato nel 1962 per essersi opposto al monopolio statunitense del mercato petrolifero globale.

Mattei, sostenitore dei movimenti anticoloniali e divenuto un simbolo della solidarietà italiana nei confronti dell’Africa, è la figura a cui il governo si è richiamato per promuovere un piano che ambisce a reinventare le relazioni tra Africa e Italia. Dopo aver contestato il mito dell’Africa come continente povero e aver sottolineato l’importanza strategica ed economica delle relazioni tra Europa e Africa, Meloni ha formulato questo breve ma significativo commento sull’immigrazione:

“L’immigrazione illegale di massa non sarà mai fermata, i trafficanti di vite umane non saranno mai sconfitti, se non si affrontano a monte le cause che spingono una persona ad abbandonare la propria casa. È esattamente quello che intendiamo fare, da una parte dichiarando guerra agli schiavisti del Terzo millennio e dall’altra lavorando per offrire ai popoli africani un’alternativa fatta di opportunità, lavoro, formazione e percorsi di migrazione legale.”

Il linguaggio insolitamente progressista di Meloni sulla cooperazione con l’Africa si distingue: la premier sottolinea la volontà di prendere le distanze dagli approcci predatori dell’Europa nelle sue relazioni con il continente africano.

Questa posizione è in contrasto con il suo reiterato rifiuto di presentare formalmente delle scuse per i crimini di guerra coloniali commessi dall’Italia nel Corno d’Africa durante il primo Novecento, così come con le recenti proposte di limitare il numero di studenti stranieri nelle scuole superiori.

Non sorprende, tuttavia, che nel discorso intorno al Piano Mattei il governo ritorni alla questione dell’immigrazione. Il Piano, attraverso un approccio incentrato sullo sviluppo, viene presentato come uno strumento strategico per il contenimento dei flussi migratori; tuttavia, esaminando la struttura, questo aspetto non sembra costituire un pilastro centrale dei suoi strumenti e dei suoi obiettivi.

Questa rappresentazione del Piano Mattei funge da dispositivo retorico per costruire consenso sia all’interno dell’UE sia tra i partner africani, oltre che da strategia per posizionare l’Italia in prima linea in un nuovo approccio europeo alle relazioni con l’Africa. 

Immagine utilizzata da Regione Lombardia per annunciare il lancio del progetto Agripact nell'ambito Piano Mattei con il Kenya

Il Piano Mattei viene presentato dal governo italiano come un progetto fondato su interessi reciproci, volto a superare il paradigma “donatore-beneficiario” che per lungo tempo ha caratterizzato l’approccio europeo ai progetti di sviluppo in Africa. I suoi ambiti di intervento comprendono l’istruzione, la sanità, l’acqua, l’agricoltura, l’energia, le infrastrutture fiscali e digitali, mentre i progetti pilota sono stati avviati in nove Paesi, quattro dei quali in Nord Africa e cinque nell’Africa subsahariana.

Il finanziamento iniziale ammontava a cinque miliardi e cinquecento milioni di euro, provenienti principalmente dal Fondo italiano per il clima e dal bilancio destinato alla cooperazione allo sviluppo. Le attività del Piano sono determinate da una cabina di regia presieduta da Meloni, le cui responsabilità comprendono il coordinamento della collaborazione con gli Stati africani, la supervisione dell’attuazione dei progetti e la redazione di una relazione annuale.

Inoltre, il Piano Mattei è stato concepito come uno strumento attraverso il quale l’Italia può rafforzare i propri interessi all’interno dell’UE, e ciò avviene attraverso la collaborazione con il Global Gateway, una strategia lanciata dalla Commissione europea nel 2021 per finanziare progetti infrastrutturali e di sviluppo nei Paesi partner, principalmente attraverso investimenti in Africa.

Essa svolge un ruolo geostrategico: i suoi progetti coinvolgono il settore privato europeo al fine di consolidare l’influenza economica dell’UE e contrastare la crescente influenza della Cina nel continente. L’iniziativa finanzia parzialmente il Piano Mattei, ad esempio attraverso il progetto del Corridoio di Lobito: lo sviluppo di una linea ferroviaria tra Angola e Zambia, al quale sono stati destinati 600 milioni di euro.

images-2
Regione Lombardia in Kenya per progetto di cooperazione Agripact

Ciò rappresenta una convergenza tra gli interessi italiani ed europei nella cooperazione con l’Africa, poiché entrambi considerano vantaggiosa l’esternalizzazione della gestione migratoria, vale a dire il tentativo di spostare il controllo dei flussi migratori oltre i propri confini.

Meloni, che non ha una reputazione consolidata come fervente sostenitrice dell’integrazione europea, si riposiziona come leader della cooperazione e dello sviluppo dell’UE in Africa. Parallelamente, il Piano mira a favorire le imprese private italiane, che costituiscono i principali soggetti incaricati della sua attuazione.

Sebbene ciò rappresenti un vantaggio economico per l’Italia, è improbabile che produca benefici altrettanto significativi per le imprese africane.

Le aziende italiane vengono retribuite per monitorare i rischi associati al Piano, limitando così la possibilità di ampliare il processo decisionale alle imprese locali, come ci si potrebbe aspettare in presenza di un autentico impegno a promuovere gli interessi degli operatori economici locali.

Questa priorità accordata agli interessi italiani sembra contraddire il principio di una cooperazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa che il Piano dichiara di perseguire.

La logica e l’attuazione del Piano sono fondamentalmente politiche e il suo sostegno istituzionale è strettamente legato alla sua rappresentazione come risposta ai flussi migratori. Il governo sovranista e di destra guidato da Meloni ha vinto le elezioni in larga misura facendo campagna sul tema dell’immigrazione e deve ora mantenere il sostegno ottenuto dimostrando il proprio impegno nel rafforzamento del controllo delle frontiere. Il ruolo dell’immigrazione nel Piano Mattei appare quindi contemporaneamente centrale, poiché viene enfatizzato nel discorso di Meloni, e periferico, dal momento che nessuno dei progetti del Piano riguarda direttamente la gestione dei flussi migratori.

Nonostante ciò, anche qualora la dimensione migratoria del Piano Mattei sia principalmente uno strumento di propaganda politica, la forma diventa sostanza. Se il Piano ottiene il sostegno delle istituzioni e degli elettori italiani grazie alla rappresentazione che Meloni ne fa come strumento di contrasto all’immigrazione, ciò consente al Piano stesso di svilupparsi.

Questo fenomeno si inserisce in una dinamica più ampia, nella quale il controllo e la gestione dei flussi migratori vengono utilizzati per incorniciare le iniziative di sviluppo, consentendo al governo di presentare il Piano Mattei come uno strumento per affrontare le migrazioni, mentre la sua etichetta viene applicata a progetti in larga parte realizzati da imprese private italiane, nonostante l’efficacia di tali iniziative nel conseguire gli obiettivi dichiarati rimanga incerta.

In questo senso, il linguaggio decoloniale di Meloni, utilizzato per promuovere il Piano, si rivela piuttosto un simbolismo che riveste di sviluppismo approcci xenofobi alla migrazione, promuovendo al contempo un’agenda interamente “made in Italy”.