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12 Giugno 2026

Rachele Caggioni

Disoccupazione giovanile e vendetta sociale: conoscere la cina per interpretare i fatti di modena del 16 maggio

Nelle ultime settimane sono stati spesi molti commenti sul caso di Modena del 16 maggio in cui un ragazzo di 31 anni, Salim El Koudri, ha schiantato l’auto in corsa contro un negozio, ferendo otto persone, di cui tre gravi. Si è tornati a parlare di salute mentale, di “fallimento della legge Basaglia”,  e dell’importanza di una sana prevenzione. È stato fatto inoltre riferimento all’importanza non solo delle cure psichiatriche ma anche del sistema di presa in carico e all’importanza del riconoscimento dei campanelli d’allarme, troppo spesso sottovalutati.

Il Corriere della Sera scrive che l’ipotesi privilegiata dalla Squadra Mobile e dalla Digos per comprendere il movente del giovane sarebbe un “rancore accumulato da Salim per l’impossibilità di riuscire a trovare un lavoro”. Lo stesso quotidiano parla poco dopo, e forse senza dargli l’enfasi necessaria, di una sorta di “vendetta” di Salim contro gli italiani.

Proprio su questo vale la pena spendere qualche parola in più, offrire uno spunto di riflessione ulteriore: un esercizio doveroso, affinché non venga voltata pagina rapidamente come con la maggior parte delle notizie. Chiedersi se il responsabile avesse o meno disturbi mentali o se fosse allineato a radicalizzazioni islamiche, resta in questo preciso caso una riflessione asintotica rispetto al problema. 

Per chi legge, sapere che Salim potrebbe avere problemi psichiatrici conduce facilmente a una sorta di nascosta rassicurazione — “non mi concerne” — e si finisce per patire la sofferenza di una società a dovuta distanza.

In silhouette of woman sad depression in bedroom.

Allo stesso modo, ipotizzare che la motivazione sia legata a una radicalizzazione islamica non finisce forse per renderci ancora meno coinvolti, e dunque ancora meno chiamati a risolvere il problema?  Quello che sfugge è che la miccia, l’epicentro da cui esplode il rancore di Salim, è comune a molte, molte più persone di quanto si possa immaginare. E se il violento agguato del giovane fosse una delle tante valvole di sfogo provenienti da una stessa origine?

zhuhai

L’episodio che ha sconvolto Modena e tutta l’Italia fa pensare a un fenomeno che ha preso piede in Cina chiamato dai media cinesi “vendetta sociale” (bàofù shèhuì 报复社会); si tratta di brutali uccisioni compiute irrazionalmente da parte di cittadini ai danni della società.

Nella città meridionale di Zhuhai un sessantaduenne, insoddisfatto dell’esito legale del suo divorzio,  si è schiantato con l’automobile contro uno stadio, travolgendo e uccidendo dodici persone e ferendone molte altre. Qualche giorno dopo, un uomo armato di coltello ha ucciso a freddo otto persone e ne ha ferite diciassette nel campus di una scuola professionale nello Yixing. La motivazione sembra essere legata alla bocciatura a un esame che gli ha impedito di ricevere il certificato di laurea. Molti altri episodi simili hanno colpito la Cina nel corso degli ultimi decenni, con un picco nell’autunno 2024, acquisendo le dimensioni di un vero e proprio fenomeno. Il China Youth Daily (Zhōngguó Qīngnián Bào中国青年报) ha aperto il dibattito scrivendo: “Quando la vendetta è commessa contro la società intera, il governo dovrebbe dedurre che è arrivato il momento di cambiarla e trasformarla, attraverso buone pratiche governative, per raggiungere giustizia sociale a livello superiore”. Forse i media cinesi hanno colto quello che noi ancora non riusciamo ad accettare? 

Forse i media cinesi hanno colto quello che noi ancora non riusciamo ad accettare?  Rilevando sostanziali affinità tra la violenza di Modena e quelle in Cina, legate soprattutto a concetti che ruotano intorno all’irrazionalità, il rancore e la vendetta sociale, azzarderei dunque una riflessione sulla giustizia sociale in Italia.

L’italia è il secondo Paese dell’UE per numero di Neet (Not in Education, Employment or Training), ovvero quei giovani dai 15 ai 29 che non lavorano e non studiano. La fuga di migliaia di giovani all’estero in cerca di salari e contratti più adeguati agli anni e alle spese di educazione universitaria è un fenomeno in crescita, nello specifico si parla di 192 mila giovani negli ultimi quattro anni, spiega la segretaria del Pd Elly Schlein

Se questi dati non convincono, si può riflettere su un fenomeno palpabile a tutti, talmente evidente che è davvero impossibile esserne indifferenti: la necessità dei genitori italiani di aiutare finanziariamente i propri figli fino a un’età ben oltre la media europea. Cécile Van de Velde, sociologa franco-quebecchese, dimostra che un segno di disuguaglianza, in cui l’Italia si distingue, è associato all’interdipendenza tra le generazioni.

Nei paesi del Nord Europa l’età media entro cui un giovane esce di casa si aggira intorno ai 20 anni, mentre nei paesi mediterranei arriviamo addirittura ai 27. In Italia un’enorme fetta di giovani grava sui propri genitori, generazione che per altro riesce a sostenerne il peso grazie soprattutto a case di proprietà e altri beni in eredità, non certo perché i loro salari sono aumentati.

Meloni in un post Linkedin di cinque mesi fa segnala che la disoccupazione è in calo, il che è vero, soprattutto quando il numero di inattivi tra i 15 e 24 anni (che emigrano) aumenta. A questo si aggiunge che le buste paga in Italia non hanno mai superato la crisi del 2008, con una ricaduta del quasi 9% e che in quattro anni soltanto (2020-2023) una parte sempre più piccola della ricchezza prodotta è andata ai lavoratori sotto forma di salari, mentre una quota maggiore è finita ai profitti delle imprese

Perché dire tutto questo? Certamente lungi da questa riflessione di giustificare l’atroce gesto, che invece da giudicare con le pene previste. Quello che queste poche righe tentano di offrire è invece un tentativo di capire, di cercare una verità e dare così senso a quello che viviamo e di cui facciamo esperienza. Parlare dell’ “iincidente di Modena” suggerisce, semioticamente parlando, l’interruzione del corso regolare di un’azione (dal latino in-càdere, cadere in), inattesa, come un incidente d’auto davanti al quale “ci si costerna, ci s’indigna ci s’impegna” e sapete voi come Faber come va a finire.

Ecco cosa ci viene chiesto: guardare i fatti di Modena del 16 maggio come una crisi umana e sociale. Parlare di prevenzioni e di soluzioni è essenziale, ma senza dimenticare o oscurare la responsabilità del governo, proprio come il China Youth Daily ha osato denunciare. 

SULL’AUTRICE

Laureata in Lingue e Culture Orientali con una specializzazione sulla Cina, Rachele ha successivamente conseguito una laurea magistrale in Semiotica e Comunicazione. Le sue ricerche applicano gli strumenti della semiotica all’analisi della politica e della società cinese, con particolare attenzione alle dinamiche sociali e politiche contemporanee. Residente a Parigi da due anni, attualmente frequenta un percorso di studi in Giornalismo d’Inchiesta.