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29 Settembre 2026

Rachele Caggioni

Perché tutti si battezzano in Francia?

In un’Europa in cui la pratica religiosa appare da anni in declino, alcuni dati raccontano una tendenza diversa: sono sempre più numerosi gli adulti e i giovani che scelgono di avvicinarsi alla Chiesa cattolica.

Recentemente, l’esperienza cristiana ha trovato terreno fertile in Irlanda, in Scandinavia e anche in Spagna, ma tra tutti il caso francese ha fatto più rumore: in soli quattro anni la Francia ha più che duplicato il numero di fedeli sia tra gli adulti che tra gli adolescenti: i 4500 adulti entrati nella comunità cattolica nel 2020 sono diventati nel 2025 circa 10 mila, mentre i 1200 adolescenti registrati nel 2020 oggi superano i 7400.

In statistica si parla di un aumento notevole del 45% tra gli adulti e del 33% tra gli adolescenti. Un fenomeno sorprendente non solo perché rivela un rinnovato bisogno di interrogarsi e cercare risposte nella spiritualità, ma anche perché sembra tradursi nel desiderio di prendervi parte attivamente. Infatti anche tra coloro che si definiscono cattolici, circa 3,5 milioni in Francia, solo una parte minoritaria tende a praticare la propria fede, per esempio assistendo alle celebrazioni, svolgendo il rito della confessione o della comunione. Se si è interessati all’argomento spirituale-religioso, nei relativi dibattiti emerge spesso la frase “credo in Dio, ma non credo nella Chiesa”. Dopo tanto tempo la religione cattolica non si limita a un dialogo intimo e sporadico con Dio, ma si ancora a una fiducia negli attori impegnati a dare una struttura, un corpus alla fede di ognuno. La comunità cattolica sembra sentire sempre di più il bisogno di una guida, di regole di discernimento e di un accompagnamento concreto e dogmatico nel cammino verso Dio.

Uno dei più illuminanti semiologi della cultura, Jurij Lotman, ci avverte dell’esistenza di una metodologia precisa che, nel processo di costruzione dei sistemi culturali, si ripete quasi scientificamente. La sua teoria ha a che fare con i segni e i simboli con cui ogni unità culturale, durante il suo sviluppo, si interfaccia: la stessa esigenza di autodefinirsi tramite automodelli, valori, disvalori, codici, norme e luoghi comuni ha radici e risultati diversi a seconda delle circostanze storiche, politiche e sociali in cui una cultura si afferma.

Dovendo condensare in poche righe il pensiero di Jurij Lotman, si possono distinguere due modalità di produzione della norma: da un lato, sistemi culturali in cui la consuetudine precede la legge, fino a radicarsi nel tessuto sociale e acquisire valore normativo; dall’altro, sistemi in cui è una regolamentazione formalizzata, fissata in un testo preesistente, a precedere la consuetudine, che da essa viene poi interiorizzata e riprodotta. Il semiologo russo propone l’esempio dell’apprendimento della lingua: si può imparare tramite esempi e consuetudini (i genitori che ci parlano in quella lingua e noi che da bambini ripetiamo) oppure per regole (attraverso un manuale di grammatica). 

In quale delle due tipologie di cultura si posiziona la Francia e in che modo la semiotica può spiegare il relativo risveglio della fede?

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PARIS, FRANCE - OCTOBER 30: Friday prayers at the Grand Mosque in Paris on October 30, 2020 in Paris, France. After prayers there was a reading of a poem ‘For the Republique’ as a homily to French Muslims in support of the laws of the French Republique. The prayers took place under increased security as President Macron announced the number of soldiers patrolling the streets and guarding places of worship and schools would rise from 3,000 to 7,000.  (Photo by Kiran Ridley/Getty Images)

Si tratta di un nuovo interesse per quelli che Lotman categorizza come “testi”, cioè le Sacre Scritture, i dogmi e i precetti cattolici, oppure è il sintomo di un apprendimento per assimilazione, ovvero seguendo un esempio reiterato, una consuetudine?

Per rispondere a questo interrogativo semiotico, occorre partire da una caratteristica che rende il contesto francese particolarmente significativo: la Francia figura tra i dieci paesi più diversificati dal punto di vista religioso e, unica nazione europea nella top ten, occupa il decimo posto a livello mondiale secondo il Religious Diversity Index pubblicato dal Pew Research Center nel 2026. Non è da dimenticare che questa statistica tiene conto anche dei dodici “territoires d’outre-mer”, i “territori d’oltre mare”, reduci di una storia religiosa completamente diversa dalla Francia continentale. 

La teoria lotmaniana e il dato sopra esposto suggeriscono l’idea per cui la cultura francese assume una nuova forma a seguito di una ritualizzazione dell’esperienza: si tratta dell’esperienza quotidiana dell’Altro. É possibile dunque che la dedizione per la pratica religiosa dei fedeli musulmani, ritualizzata nella quotidianità francese, abbia trasmesso il desiderio di praticare di nuovo anche la religione cattolica?

Nel mondo polarizzato di oggi non è possibile adombrare l’eventualità che il risveglio della fede cattolica sia, al contrario, un tentativo di neutralizzazione dell’alterità e desiderio di affermazione identitaria per contrapposizione. Anna Maria Lorusso, professoressa di semiotica della cultura all’Alma Mater di Bologna, nel saggio Semiotica della cultura, lo spiega bene questo paradosso dei sistemi culturali: “l’eterogeneità è inevitabile, il confronto con l’Altro è necessario, e però da questo deriva per lo più omogeneizzazione, neutralizzazione dell’alterità, uniformazione”, e ancora “Il pluralismo rivela così i suoi limiti: contro ogni irenismo, la convivenza non sempre e non solo genera vita, dialogo e libera convivenza, ma anche omologazione e strategie di egemonia.”

A chiusura di queste riflessioni, ma anche come punto di partenza per nuove domande, è utile interrogarsi su come scegliamo di convivere con l’Altro: non soltanto nella società, ma anche nelle esperienze più ordinarie della quotidianità, a partire dalla famiglia, dalla convivenza con i coinquilini, fino ai rapporti con i colleghi negli spazi di lavoro condivisi, dove il confronto con l’Altro è spesso inevitabile. L’Altro esiste soltanto per essere assimilato, ricondotto a ciò che già conosciamo, oppure può partecipare a un pluralismo capace di generare novità — nel pensiero, nelle norme, nei comportamenti?