Nel giugno 2025, il matrimonio di Jeff Bezos e Lauren Sánchez a Venezia ha acceso la rabbia dei veneziani, già esasperati da anni di turismo eccessivo. Gli attivisti hanno esposto striscioni e minacciato con scioperi, costringendo infine i miliardari a spostare il ricevimento lontano dal centro storico. Ma il disprezzo per la celebrazione e l’opposizione si sono estesi oltre la protesta fisica: l’account Instagram No_Space_for_Bezos (in italiano “Nessuno Spazio per Bezos”), che documentava la resistenza civile e raccoglieva sostegno contro quella che i residenti consideravano un’invasione della loro città, ha rapidamente superato i 7.000 follower. Quello che avrebbe potuto essere uno spettacolo glamour con alcune delle celebrità più discusse al mondo, tra cui Leonardo DiCaprio e il clan Kardashian, si è invece trasformato in un simbolo di resistenza locale. Per i veneziani, non si trattava soltanto di Bezos, ma di un sistema che sempre più spesso tratta la loro casa come un set scenografico per facoltosi stranieri, mentre i residenti devono subirne le conseguenze con l’aumento degli affitti, il sovraffollamento e lo spostamento forzato delle comunità in una città che letteralmente affonda. Questo episodio mette in luce un paradosso più ampio: l’Italia e l’Europa meridionale sono diventate allo stesso tempo sogni da cartolina e campi di battaglia. Il turismo alimenta indubbiamente le economie nazionali, ma al tempo stesso erode la cultura, fa lievitare i canoni di locazione e spinge i residenti a lasciare le proprie case.
Storicamente, il turismo in Europa, e in particolare in Italia, è sempre stato associato al fascino estetico. Il “Grand Tour” dei secoli XVII e XVIII portava i giovani aristocratici britannici in Italia per ampliare i propri orizzonti culturali e intellettuali. Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, l’Europa meridionale vide l’ascesa delle vacanze organizzate a basso costo lungo le coste del Mediterraneo.
Oggi, tuttavia, il turismo si è trasformato in una brama di immagine e spettacolo, dove le destinazioni sono glamourizzate e consumate principalmente attraverso i social media. Invece di immergersi nella storia e nella cultura, i turisti accorrono in Italia alla ricerca dello scatto perfetto: un gelato davanti al Rialto, una monetina lanciata nella Fontana di Trevi o un selfie al tramonto a Positano. Queste immagini curate riducono l’esperienza a contenuto, stimolando altri viaggiatori non a conoscere la storia, ma a replicare le stesse fotografie viste su Instagram e TikTok.
Questa estetizzazione ha trasformato l’Italia in una tendenza, una merce e un parco giochi, contribuendo a erodere il rispetto per il suo patrimonio. Un esempio emblematico si è verificato nel 2023, quando un turista ha inciso le proprie iniziali e quelle della fidanzata sul Colosseo, suscitando indignazione e simboleggiando come i tesori culturali vengano trattati come semplici scenografie per ricordi personali. L’aumento dei matrimoni di destinazione rafforza questo stesso trend: la trasformazione dell’Italia da luogo di bellezza e cultura a sfondo curato per il consumo di contenuti. Nel 2024, oltre 15.000 coppie straniere si sono sposate in Italia, un terzo delle quali americane. Palazzi, colline e laghi che un tempo erano spazi di apprendimento e scambio culturale sono ora set fotografici per Instagram, cerimonie di lusso e turismo esperienziale. Proprio come il Made in Italy, anche il Paese stesso è diventato un marchio per il consumo globale, alienando nel processo i suoi stessi abitanti.
Inoltre, il 70% dei turisti internazionali in Italia si concentra su appena l’1% del territorio, generando profonde disuguaglianze. A Firenze, gli affitti sono aumentati del 42% tra il 2016 e il 2023, mentre gli affitti a breve termine sono più che raddoppiati. A Napoli questo significa un B&B ogni tre abitazioni nei quartieri popolari, con famiglie costrette a lasciare le proprie case e comunità che si dissolvono. Persino l’“autenticità” viene fabbricata per rispondere a una domanda insaziabile di bellezza e immagine, spesso a discapito della cultura che ha creato tale patrimonio. Questo fenomeno, definito appropriazione culturale, è molto diffuso anche in altre mete turistiche globali, soprattutto nel Sud globale, dove gli stranieri consumano la cultura senza rispettarla. Intanto, il concetto di Euro Summer si è diffuso viralmente sui social. Su TikTok, gli utenti si vantano di avere accesso a prestiti per finanziare viaggi di un mese, vedendo i soldi come qualcosa di temporaneo, mentre i ricordi e le foto dell’Euro trip durano per sempre. Il turismo, nato come pratica culturale, è diventato un’estetica aspirazionale che spesso incoraggia comportamenti insostenibili e allo stesso tempo esclude i residenti dalle proprie città.
In tutta l’Europa meridionale, proteste dal basso cercano di opporsi a questi cambiamenti. Nel giugno 2025, durante il festival Primavera Sound, migliaia di persone hanno marciato a Barcellona, dove alcuni residenti hanno attaccato i turisti con pistole ad acqua per scoraggiarli dal tornare. La città, che accoglie oltre 20 milioni di visitatori all’anno, affronta una densità turistica superiore a 200.000 persone per chilometro quadrato. A Lisbona, i manifestanti hanno portato effigi dalle chiese ai cantieri di nuovi hotel per denunciare la sostituzione della vita comunitaria con il turismo di lusso. A Maiorca, i residenti hanno bloccato autobus turistici a due piani e hanno acceso fumogeni. E a Venezia, nell’estate 2025, i manifestanti sono stati ancora più diretti: “Se puoi affittare Venezia per il tuo matrimonio, puoi anche pagare più tasse.”
Queste proteste non sono strettamente “anti-turista”, ma anche “anti-sistema”, perché mettono in evidenza il fallimento dei governi nel bilanciare il guadagno economico con la sopravvivenza delle comunità. Sorge quindi la domanda: se il “Grand Tour” era un privilegio degli aristocratici, chi gode di questo privilegio oggi? Sempre più spesso, il turismo è destinato a chi può comprare l’Italia come esperienza estetica, non a chi la abita.
Allo stesso tempo, le pressioni del turismo eccessivo si intrecciano con un’altra crisi: quella climatica. Il turismo contribuisce all’8,8% delle emissioni globali, e l’Europa meridionale è in prima linea, con temperature in aumento, ondate di calore prolungate e inondazioni costiere che minacciano sia la vita locale che le stesse destinazioni visitate. Paradossalmente, il ‘turismo sostenibile’ viene spesso riproposto come lusso: eco-matrimoni, ritiri rurali curati, agriturismi biologici, accessibili soprattutto alle élite che però si spostano in jet privati o su superyacht.
Allo stesso tempo, la maggior parte degli italiani è sempre più esclusa dal diritto al tempo libero. Nel 2025, il prezzo medio per un ombrellone e due lettini in uno stabilimento balneare ha raggiunto i 212 euro a settimana, rispetto ai 182 del 2021. Con la maggior parte delle spiagge italiane privatizzate, questo rende le vacanze al mare inaccessibili per molte famiglie. Nel 2024, il 31,4% degli italiani sopra i 16 anni non poteva permettersi una settimana di vacanza, contro una media UE del 27%: in totale, oltre sei milioni di lavoratori italiani non sono andati in ferie. L’Italia vende al mondo la dolce vita, ma per i residenti l’estate è sempre più sinonimo di esclusione.
La ricerca dell’UE dimostra che maggiori investimenti nel turismo possono ridurre le disuguaglianze, creare posti di lavoro e rivitalizzare le aree rurali. Tuttavia, quando mal gestito, il turismo estrae più di quanto contribuisca. Mentre offre lavoro ad alcuni, i profitti spesso fluiscono verso investitori stranieri, e i residenti perdono case, spazi culturali e infrastrutture. La ricchezza di siti UNESCO in Italia intensifica questo paradosso, perché tesori pensati per l’umanità diventano sempre meno accessibili a chi ci vive accanto.
Senza politiche mirate, le città rischiano di perdere le proprie popolazioni locali, poiché affitti alle stelle e sviluppo turistico rendono impossibile per i residenti restare. La protesta No Space for Bezos ha colto proprio questo dilemma. Non era soltanto contro il matrimonio di un miliardario, ma contro la svendita progressiva dell’Italia.
Se l’Europa vuole preservare il suo tessuto culturale ed ambientale, il turismo deve evolversi oltre la logica dell’estrazione. Piattaforme come Fairbnb reinvestono i ricavi nelle comunità locali. Questi modelli dimostrano che il turismo può servire sia ai visitatori che ai residenti, ma restano ancora poco applicati.
L’Europa oggi si trova davanti a una scelta: inseguire profitti a breve termine e trasformarsi in un parco giochi per i ricchi, oppure costruire un sistema in cui i visitatori non si limitino a passare, ma sostengano davvero i luoghi che attraversano. La domanda non riguarda l’arrivo dei turisti, che lo hanno sempre fatto, ma se chi ci vive potrà ancora permettersi di restare.