31 Luglio 2025

Giulia Nannini

Luglio da Record: Come Il Caldo Estremo Minaccia la biodiversità del mediterraneo.

Giugno 2025 ha registrato temperature eccezionalmente elevate in tutta Italia e nel bacino del Mediterraneo, con effetti sempre più evidenti sugli ecosistemi marini. Le ondate di calore, sempre più precoci e prolungate, stanno alterando profondamente la biodiversità del nostro mare, uno dei più ricchi di specie al mondo ma anche uno dei più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Secondo i dati del servizio europeo Copernicus, le acque superficiali del Mediterraneo hanno raggiunto nella seconda metà di giugno valori medi superiori ai 27 °C, ovvero +3,7 °C rispetto alla media, con picchi locali superiori ai 30 °C, in particolare lungo le coste italiane e nelle aree più chiuse come l’Adriatico.

Questo riscaldamento anomalo non è un episodio isolato: da anni gli scienziati osservano un trend crescente della temperatura del Mar Mediterraneo, più rapido rispetto a quello degli oceani, a causa delle sue ridotte dimensioni e della forte chiusura geografica.Le conseguenze di questo fenomeno sulla biodiversità marina sono gravi e diffuse. Una delle più visibili è la mortalità di massa degli organismi bentonici, cioè quegli organismi fissati al fondale marino, come gorgonie, spugne, madrepore e coralli non tropicali. Questi organismi non sono in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti di temperatura, soprattutto quando il caldo si protrae per settimane. Il risultato è la perdita di habitat chiave per centinaia di specie, con un impatto diretto sulla complessità e funzionalità degli ecosistemi marini (Garrabou et al., 2009).

Un altro effetto preoccupante è la scomparsa e la migrazione delle specie native verso acque più profonde o settentrionali, dove le temperature rimangono più tollerabili. Ciò comporta uno spopolamento delle coste meridionali e un indebolimento delle reti trofiche locali, rendendo gli ecosistemi più fragili e meno resilienti (WWF, 2021). A questo si aggiunge l’invasione di specie aliene termofile, provenienti dal Mar Rosso e favorite dal riscaldamento globale, come i pesci coniglio (Siganus), che stanno colonizzando vaste aree del Mediterraneo e distruggendo le praterie di Posidonia oceanica (Tiralongo et al., 2022).

Queste praterie, endemiche del Mediterraneo, sono tra gli ecosistemi più importanti del nostro mare: producono ossigeno, offrono rifugio e nutrimento a molte specie, stabilizzano il fondale e proteggono la costa dall’erosione (Darmaraki et al., 2022).

Il loro declino, dovuto sia al riscaldamento che all’inquinamento e alla pressione antropica, ha effetti a cascata su tutta la biodiversità marina e sulla salute del mare. Le fioriture algali anomale, stimolate dalle alte temperature e dall’eccesso di nutrienti, alterano anch’esse gli equilibri ecologici. Alcune di queste fioriture sono tossiche e portano a fenomeni di anossia (carenza di ossigeno), causando morie di pesci e invertebrati e gravi danni alla pesca e al turismo costiero (Hilbert et al., 2021).

La crisi climatica è dunque sempre più evidente nelle acque del Mediterraneo. Proteggere oggi la biodiversità marina significa difendere la vita, la sicurezza alimentare, l’economia e la stessa identità delle popolazioni mediterranee. In Italia, sono state istituite diverse Aree Marine Protette (AMP) per preservare gli ecosistemi (National Geographic, 2019), ma l’applicazione e la gestione rimangono spesso insufficienti, a causa di finanziamenti limitati e controlli deboli.

Inoltre, la pesca illegale, l’inquinamento e gli effetti dei cambiamenti climatici continuano a minacciare habitat marini delicati. Per proteggere davvero i nostri mari, sono necessari sistemi di monitoraggio costanti e trasparenti, una più rigorosa applicazione delle leggi sulla protezione marina e politiche volte a ridurre le emissioni e l’inquinamento di origine terrestre. L’Italia deve anche investire nella pesca sostenibile, sostenere la ricerca scientifica e promuovere la cooperazione transfrontaliera con gli altri Paesi mediterranei. Solo attraverso una governance integrata e lungimirante potremo garantire la resilienza degli ecosistemi marini e il benessere delle generazioni future.