23 Marzo 2026

Giulia Nannini

Crisi climatica: Ridimensionata, ricontestualizzata o dimenticata? L'Italia tra emergenze territoriali e nuove priorità politiche

Negli ultimi anni la crisi climatica è stata presentata come la sfida suprema del XXI secolo, ma osservando l’attuale dibattito politico italiano emerge il sospetto che il tema sia stato declassato da emergenza esistenziale a variabile subordinata agli equilibri economici del momento. 

Sebbene gli eventi estremi, ossia i fenomeni meteorologici intensi, rari e fuori dalla norma, si stiano moltiplicando, l’attenzione della politica sembra essersi spostata verso la sicurezza energetica e la competitività industriale, trattando l’azione climatica come un lusso o, peggio, come un ostacolo alla crescita. 

Il paradosso italiano è d’altronde evidente: siamo una delle principali economie del G7, ma allo stesso tempo restiamo tra i paesi europei più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale. Le ferite lasciate dalle alluvioni in Emilia-Romagna nel 2023, con danni per 8,5 miliardi di euro, non sono anomalie isolate: nel solo 2025, l’Osservatorio Città Clima di Legambiente ha registrato un record di 376 eventi meteo estremi in Italia, un aumento del 5,9% rispetto all’anno precedente. L’area mediterranea si conferma un “bollitore” che si scalda più rapidamente della media globale: nel luglio 2025 le acque superficiali hanno toccato la temperatura media record di 26,9°C, con picchi locali che hanno superato i 28°C lungo le coste Italiane.

Nonostante questo scenario di rischio oggettivo, l’approccio del governo guidato da Giorgia Meloni appare orientato verso una gestione estremamente graduale della transizione energetica. La narrazione della cosiddetta “sovranità ecologica” reinterpreta l’ambientalismo in chiave conservatrice, sostenendo che la difesa dell’ambiente sia una forma di tutela della terra e dell’identità nazionale. 

Tuttavia, nell’applicazione pratica alla cronaca, questa dottrina mostra profonde crepe. Di fronte alla siccità estrema che ha colpito il Sud e le Isole con un deficit idrico del 18% rispetto alle medie storiche, la “sovranità” spinta dalla destra si è tradotta principalmente in risposte emergenziali, ignorando che il 94,5% dei comuni italiani è oggi esposto a rischio idrogeologico. La protezione della nazione sembra limitarsi alla gestione del danno visibile, mentre il Piano Nazionale di Adattamento Climatico fatica a trovare un’attuazione concreta nelle città, dove, secondo il Report ISPRA/SNPA 2025, solo il 39,7% dei grandi centri ha adottato strategie di resilienza operative. 

Foto alluvione

In questa prospettiva, la transizione ecologica viene presentata non come una trasformazione globale, ma come una questione di autonomia strategica. Questo giustifica la promozione di nuovi accordi per il gas nel Nord Africa, presentati come scudo energetico, nonostante l’Italia mantenga la dipendenza dal gas più alta tra i grandi paesi UE, restando pericolosamente esposta alla volatilità dei mercati globali. Parallelamente, le critiche italiane al Green Deal europeo, descritto come “ideologico”, rischiano di ignorare la nuova direzione di Bruxelles: il Clean Industrial Deal del 2025 punta infatti a usare la decarbonizzazione proprio per rilanciare la competitività industriale contro i giganti cinese e americano. 

L’aspetto più critico di questo ridimensionamento riguarda la perdita di centralità del clima nel dibattito pubblico, dove i disastri vengono normalizzati anziché affrontati come crisi sistemiche. È un azzardo per un Paese che dipende da agricoltura e turismo, poiché l’assenza di strategie ambiziose minaccia proprio quello status di potenza economica che la “sovranità” vorrebbe difendere.

In ultima analisi, la crisi climatica non è stata dimenticata dai palazzi del potere, ma è stata scientemente ridimensionata a un problema di ordine pubblico da gestire dopo la tempesta: una scelta che rischia di trasformare la “sovranità” Italiana nell’impotenza di un Paese che difende i propri confini mentre il mare che li bagna e la terra che li definisce stanno già cambiando volto per sempre.